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martedì 21 luglio 2026

Memo (2) … Ulisse (= Who? Lisse?” = un po’ 6 Don – m’assolo un po’ eh – …)

 

 

 

 

 

 

40. Ci son stati quattro avvenimenti molto importanti nella storia: l’assedio di Troia, la vita e la crocifissione di Cristo, l’esilio di Kṛṣṇa a Vṛndāvan e il colloquio con Arjuna sul campo di battaglia di Kurukshetra. L’assedio di Troia ha dato origine all’Ellade, l’esilio a Vṛndāvan ha creato la religione dell’amore (prima infatti non si conoscevano che la meditazione ed i culti), dall’alto della sua croce Cristo ha umanizzato l’Europa, ed il colloquio di Kurukshetra è destinato a liberare l’umanità. Eppure si dice che nessuno di questo quattro eventi abbia mai avuto luogo[1]”.

SRI AUROBINDO, Il dio che sorride. Riflessioni e aforismi, TEA, Milano 1997,[2] p. 32.[3]

 

Isis e Horus osservavano dall’alto d’ogni scaffale e cavità, mentre per tutto il soffitto il vero figlio del Vecchio Nilo, un enorme coccodrillo con la bocca spalancata, in un doppio cappio”.

A. CONAN DOYLE, La mummia, Coppola editore, Melito di Napoli 2021, p. 26, corsivi e grassetti miei.

 

«È una cosa meravigliosa,» gridò, «sentire di poter comandare i poteri del bene del male – un angelo o un demone ministeriale di vendetta»”.

Ivi, p. 40.

 

La lampada era accesa a metà, ma Smith poteva vedere la stanza abbastanza bene. Era tutto come lo era l’ultima volta – il fregio, gli dei con la testa d’animale, il coccodrillo appeso e il tavolo ricoperto di fogli e foglie rinsecchite”.

Ivi, p. 66.

 

«No, no» urlò Bellingham. «Non bruciar quello! Tu, Smith, non sai cosa stai facendo. È unica: contiene una saggezza introvabile altrove.»

[…] Smith si avvicinò e girò la chiave nel cassetto. Prendendo la pergamena ingiallita e lisa, la buttò nel fuoco […]. Bellingham urlava e la prese; ma Smith lo spinse via  e si mise davanti finché non restò altro che grigia cenere […].

«Adesso, Maestro B.» disse, «credo di averti reso innocuo. Stai certo che ci rivedremo, se ritornerai ai tuoi vecchi trucchetti. E adesso, buona giornata, devo tornare ai miei studi.» E questo è il resoconto di Abercrombie Smith quanto ai singolari eventi che si verificarono nell’ Old College, Oxford, nella primavera dell’ ‘84 [1884].

Bellingham lasciò l’università immediatamente dopo e fu visto per l’ ultima volta nel Sudan. […] Ma la saggezza dell’uomo è piccola e le vie della Natura sono strane, e chi porrà un limite all’oscurità che chi cerca può incontrare sul proprio sentiero?”.

Ivi, pp. 98-99, grassetti miei.

 

 

 

 

 

 

 

Il fatto che Ulisse sia il protetto di Pallade Atena, dea della sapienza, c’induce a credere che l’astuzia, della quale dà prova in ogni occasione e che costituisce quasi la sua caratteristica più saliente, non giocasse nel cosmo spirituale dei Greci dell’antichità il ruolo negativo da essa rivestito agli occhi d’un Cristiano come Dante; questi, infatti, colloca Ulisse in una delle regioni più terribili dell’inferno, come mentitore ed ingannatore per eccellenza. Per i Greci, l’astuzia di Ulisse manifestava una facoltà in sé positiva di dissimulazione e di persuasione; era il segno di un’intelligenza sovrana e quasi una magia dello spirito capace di riconoscere e penetrare il pensiero di chicchessia. Riferiamoci a Porfirio, il quale così analizza la natura spirituale e morale di Ulisse: “Egli non poteva liberarsi senza fatica di questa vita sensibile, dopo averla accecata (in Polifemo) ed essersi applicato ad annientarla con un sol colpo … Infatti chi osa fare simili cose è sempre perseguitato dalla collera delle divinità marine e materiali, egli deve dunque conciliarsele, prima con sacrifici, poi con sofferenze di povero mendicante e altre prove di perseveranza, sia combattendo le passioni, sia agendo con incantesimi e dissimulazioni e passando in tal modo attraverso tutte le modalità per poter finalmente, spogliandosi dei propri stracci, rendersi padrone di tutto”. Gli abitanti d’Itaca credono che Ulisse sia morto”, T. BURCKHARDT, Simboli, Archè, Milano 1979, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma 1983, p. 47-48, grassetti miei.

Tale facoltà di Ulisse ricorda un po’ la froda di Beowulf, una facoltà positiva di smascherare le vere intenzioni al di sotto delle apparenze delle parole … Peraltro, il “Frodo” de Il Signore degli Anelli (di J. R. R. Tolkien) s’ispira chiaramente a tal concetto …

Allusione alla collera di Poseidone, dio dell’oceano, di cui Ulisse aveva accecato [NB] il figlio Polifemo[4]. Secondo Porfirio[5], l’oceano rappresenta la sostanza universale nel suo aspetto terribile”, ivi, p,. 47, nota a pie’ pagina, grassetti miei.

 

 

 

 

 

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[1] Lo dice in senso ben ironico, chiaro! Vuol anche dire che l’essenziale sfugge sempre qualora si rimanga legati alla forma più esteriore degli eventi.

[2] Ben trentanove anni fa, ormai! Fugit irreparabile tempus

[4]  Cf. Odissea, Lib. IX.

[5]  “Non era infatti possibile liberarsi facilmente di questa vita sensibile a colui che l’aveva orbata, e s’era adoprato per annullarla in un sol colpo. Ma sempre tiene dietro a colui che osa tali cose l’ira delle divinità marine e materiali. Che è necessario prima placare con sacrifici, e ancora con fatiche da poveri mendicanti e atti di perseveranza, ora combattendo le passioni, ora incantando e ingannando, passando per ciò stesso attraverso ogni modalità, acciocché, spogliato dei propri cenci, possa di tutto impadronirsi. E neppure così sarà libero dalle fatiche, ma solo quando sia completamente fuori dal mare”, PORFIRIO, L’antro delle Muse, Archè, Milano 1974, pp. 64-65, grassetti miei.

 

domenica 12 luglio 2026

martedì 7 luglio 2026

Frasi 11 – del “nuovo anno” –

 

 

 

 

 

Ad ogni modo, poiché nell’alchimia non viene scartato niente, anche questa feccia non è priva di valore. Infatti, come affermano gli Oracoli caldaici “la Natura c’insegna […] che anche i germogli cattivi della materia possono ugualmente esser utili e benefici”. Nel suo Memorabilia, che costituisce l’appendice al suo libro A Suggestive Inquitry into the Hermetic Mystery, la Atwood sottolinea che “il principio del corpo è preservato in ciò che essi chiamano le ceneri, o Caput Mortuum, e che avendolo così salvaguardato l’ intera vita si rigenera da esso [la calcinatio,[1] che preserva l’essenza]; Khunrath lo definisce il ‘nostro pigmeo’ e il ‘diadema del corpo’ […]”. […]

Celata fra le ceneri oscure vi è la vita”.

I. REGARDIE, La Pietra filosofale, Venexia Editrice, Roma 2014, pp. 152-3, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.[2]

 

 

Il grado successivo alla cerimonia della Terra [chiaramente si tratta dell’ elemento Terra] è quello di Theoricus, che è associato alla nona Sephiràh dell’Albero [cabbalistico], Yesòd, il Fondamento, ed a cui son attribuiti l’elemento dell’Aria [in forte “spolvero” nel momento cosmico attuale, dopo un lungo predominio dell’elemento Terra!] e la sfera d’azione della Luna. Qui l’aspirante viene condotto alle posizioni dei quattro Kerubìm, il coro angelico di Yesod, i quali, come McGregor Mathers afferma nel suo Kabbala svelata, presiedono alle forze elementali, ai poteri vivificanti delle quattro lettere del Tetragrammaton operanti nei quattro elementi.

Attraverso questo sistema di attribuzioni ogni elemento viene governato da un Kerub sotto l’egida di una delle lettere di YHVH, il Nome Impronunciabile. Gli spiriti elementali e i loro governanti [ed dunque mai – MAI – gli “spiriti elementali” da soli[3], ma, invece, per mezzo dei loro “governanti” …] son invocati sempre [sempre …] attraverso il potere, l’autorità ed il simbolo zodiacale del Kerub”.

Ivi, p. 168, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.

 

 

«[…] sappi che la spola di Neith non si ferma mai. Il tuo errore non dipende dal principio, ma dall’applicazione che ne hai fata. La caratteristica del tessuto è l’incrocio fra ciò che è Mobile, il filo (nu), con il Fisso; la sua funzione è quest’andirivieni di quest’elemento Mobile portato dalla spola; il Motivo è ciò che fissa l’ordito e lo tiene in tensione».

«Signore, ciò che tende i fili dell’ordito son i blocchetti di terra (ta) appesi sotto il telaio!»

«Molto giusto. Dimmi, allora, qual è nell’albero la cosa fissa?»

«Dev’essere … ciò che resta fisso a terra: la radice

«Ottima risposta, poiché proprio dalla radice derivano e s’innalzano le fibre e i vasi che sono l’ ordito del fusto. La trama è la sostanza, opera misteriosa della spola o, se preferisci, delle due guglie di Neith, poiché è Neith il vero Neter della tessitura.

Neith[4] fornisce il filo (nu), la spola lo porta e lo guida (seshem).

Neith è la grande tessitrice del mondo.

Nella sua opera sono da notare due cose: la sostanza e il movimento.

Come il tuo petto si dilata e si restringe, così le due frecce di Neith forniscono il doppio principio della forma.»

«Maestro, freccia e spola[5] non sono la stessa cosa!»

«Certo, c’è una differenza: la freccia, come tale, si fissa nel bersaglio, mentre la spola non si fissa, ma imprime il movimento, e andando e venendo attraverso l’ordito, porta il filo, lo depone e si ritira dopo aver fatto il suo lavoro; essa però lascia il segno del suo passaggio nel disegno del tessuto, della pianta o dell’animale. […]

Lo studio della composizione delle parole è […] la chiave del nostro insegnamento.[…]»”.

I. SCHWALLER de LUBICZ, Her-Bak (Cecio), L’Ottava Edizioni, Milano 1985, pp. 233-235, corsivi in originale, grassetti miei.

 

La traiettoria della freccia simboleggia dunque la via del sole”.

T. BURCKHARDT, Simboli, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma 1979, p. 49.

 

 

 

 

 

Nessuno gioca impunemente con i simboli attivi. Negli scritti e nelle pitture dell’antichità, il corno ha sempre designato il potere di crescita. Ragion per cui si appendeva un bucranio vicino ai campi o vicino all’ingresso delle proprietà, o ecco perché si rappresentavano le dee della natura tenenti fra le braccia la cornucopia, traboccante di frutti, di spighe e di fiori. I commenti dell’Angelo a Daniele sul significato della visione evocano, allo sguardo d’uno storico, la conquista della Persia da parte di Alessandro e la frammentazione del suo impero nei quattro regni ellenistici. Ma i modelli profetici s’iscrivono fuori del tempo storico, applicandosi non appena si riuniscono le condizioni necessarie, come già abbiamo veduto per il ciclo delle quattro Età.

Concedere agli Stati Uniti il ruolo di capro occidentale o […] fare di questa nazione il corno che riunisce tutte le forze della coalizione, era, per la magia stessa dei simboli, chiamare sulla sua testa la quadruplica frattura. All’epoca di Alessandro, passarono venti anni tra la vittoria di Arbela e l’inizio della spartizione dell’impero, che durò ancora dieci anni. Non dobbiamo considerare tali numeri come intervalli assoluti; ricordiamo, però, la rapidità con la quale si ruppe il corno unico del capro […]. Le norme per l’elezione del presidente degli Stati Uniti non preserveranno il suo impero segreto, né la sua integrità, dalle cause inscritte nei cieli angelici. Gli eredi di Alessandro non poterono mantenersi, non per incompetenza o debolezza personale, ma perché fu loro ritirato il sigillo divino del potere, non potendo così ottenere l’indispensabile riconoscimento da parte dell’anima dei popoli.

Se sotto questo punto di vista l’Europa è assimilabile alla coalizione macedone, sarà la prima a ritirarsi dalla zona d’influenza americana [è successo l’esatto contrario, l’esatto contrario!, tuttavia “certe cose” funzionano indipendentemente dalle spinte individuali e da certi, seppur grossi, interessi di gruppi di potere, per cui è in atto comunque, oggi]. D’altronde assistiamo ai primi fremiti di questo ritiro [NB la data di pubblicazione del testo qui citato …] […].

Il corno [gli Usa] si spezza, non perché intraprese la conquista delle terre del montone [la parte orientale, all’epoca l’Iraq – è di questo che parla lo pseudonimo autore –, ed oggi l’Iràn], ma perché **NON FU CAPACE** DI ***MODERARE*** LA SUA **RABBIA** NEL **DISTRUGGERLO** [COME SI È VISTO IN Iraq, ora in Iràn però ci van più “coi piedi di PIOMBO” …]. Daniele dice: “Si amareggiò contro di lui”. Gli scrittori che innalzarono l’avventura di Alessandro alle dimensioni di epopea gli rimproverarono, tutti, la colera cieca e quello straripamento dell’equilibrio che i Greci chiamavano ubriV, termine che significa tanto l’audacia quanto l’insolenza, l’ingiuria o il maltrattamento, e che sembra derivi da ubroV, l’escrescenza. È il mas […], l’eccesso contro il quale mette in guardia Juan de Valdés Leal. Quando l’artista non sa misurare il furor del regime di Marte, nella via secca o breve, ottiene solo la pietra bruciata o prostituita; inoltre il crogiolo si rompe sotto la violenza dell’operazione [ed in ciò si può vedersi l’effetto di deflagrazioni nucleari, per esempio …].

Quando edificavano un impero, i più saggi tra i sovrani dell’antichità avevano cura di rispettare la distinzione delle quattro parti spaziali, corrispondenti ai QUATTRO quartieri delle città ed alle quattro funzioni. Così Sargon di Accadia si fece chiamare re delle QUATTRO regioni. L’unità si faceva nel centro, analogon della quintessenza.

Al momento della loro intronizzazione, i re di Tara o del quinto regno d’Irlanda, i quali tradizionalmente assicuravano la coesione di tutta l’isola, posavano il piede su d’una pietra chiamata LIA FAIL. Se l’impetrante era LEGITTIMO, la pietra gemeva e SI FENDEVA, TEMPORANEAMENTE e simbolicamente, in QUATTRO parti, rappresentanti i quattro regni e le QUATTRO isole settentrionali da cui, secondo la leggenda, sarebbero discesi i Túatha Dé Danann. Dopo una simile iniziazione, il re del centro NON si PERMETTEVA più di PERDERE il SENSO della sua FUNZIONE UNIFICANTE”, (Ps.) FULCANELLI, Finis Gloriæ Mundi, Edizioni Mediterranee Editore, Milano 2007, pp. 100-102, maiuscole, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 



[1] Di cui s’è detto ripetutamente – in passati post, alcuni passati nel formato pdf –, seppur episodicamente, oltre che parzialmente …

[2] Grosso errore di Regardie fu quello di considerare la “pietra filosofale” solo come un fatto “psicologico” – in questo subendo l’ erronea influenza di C. Jung. Tuttavia – nella Prefazione – aggiunta, “corregge” il tiro come suol dirsi. Ci fa piacere … Nondimeno, il resto del testo rimane com’era, il che rende tal testo potenzialmente fuorviante! Molto fuorviante! Regardie riporta, tra le fonti, anche le Sei chiavi di Eudosso, e ciò consente di “misurar” chiaramente la differenza di un testo alchemico originale rispetto a determinate – fuorvianti, si diceva – rielaborazioni successive. Un esempio dei grossi errori di Regardie – pur in alcuni aspetti positivi – si ha quando confonde “il drago” alchemico con la “libido” junghiana, cf. ivi, p. 95. Ma proprio no! Anche: “Il testo [il Coelum terrae di Thomas Vaughan (1621-1666), testo che Regardie cita] afferma che tutti i princìpi dell’uomo son inquinati dal drago, da un Inconscio carico di ansia e paura”, ivi, p. 79, mio commento fra parentesi quadra. Di nuovo: visione molto ma MOLTO RIDUTTIVA: il “drago” NON È un “Inconscio carico di ansia e paura” ma è MOLTO di più …! Vi è però la parte giusta del testo di Regardie: partendo da certe intuizioni di Reichenbach (nel XIX secolo!) – ricordato anche da JÜNGER! –, Regardie esamina la relazione tra “magia e magnetismo” nel cap. V, dedicato a “La teoria magnetica” (in ivi, pp. 103-119). Vi sarebbe da dirne, ma ne manca il tempo. Inoltre, Regardie cita dei passi dai suoi testi sul “Golden Dawn” varie volte, cf. ivi pp. 164-166, p. 168, p. 172. Purtroppo, cita favorevolmente Crowley, cioè uno dei principali autori – se non “IL” PRINCIPALE! – del deragliamento del G.D.! Infine, Regardie cita pure A. E. Waite, sì, quello tanto detestato da Crowley, sul qual Waite cf. https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/01/h-w-2-2006-2026-ventanni-fa-1.html 

Cf.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/bb/Lumen_de_lumine_by_Thomas_Vaughan.jpg/500px-Lumen_de_lumine_by_Thomas_Vaughan.jpg

[Tra l’altro, Reichenbach fa subito venir in mente “le cascate di  Reichenbach” del ciclo d’indagini – quelle originali! – DI (e SU) Sherlock Holmes … un caso?]

[3] È molto ma molto “imprudente” infatti …

[4] Nell’ interpretatio graeca Neith è Atena. “Il centro di culto di Neit, Saïs (Sau in antico egizio, l’attuale Sa el-Hagar, era la capitale del V Nomo del Basso Egitto, la cui insegna era l’emblema di Neit (le due frecce incrociate sopra uno scudo). La città acquistò importanza politica nell’ VIII a.C. […] Neit era associata a vari dèi: in particolare a Khnum, che ella nominò suo sostituto come dio-creatore; a Sobek, il Dio-Coccodrillo (vedi p. 107), del quale si diceva fosse anche la madre; a Osiride, poiché era una delle quattro dee che proteggevano i sarcofagi e i vasi Canopi (vedi p. 85); a ad Amonet, la dea primordiale di Ermopoli (vedi p. 166). Sebbene fosse sin dall’inizio una figura significativa del pantheon egizio, Nei diventò veramente popolare soltanto nell’epoca saitica [XXVI dinastia, 664-525 a.C., Saïs tornò ad essere capitale, brevemente, con la XXVIII dinastia: 404-399]. Durante l’occupazione persiana, non solo continuò a ricevere attenzione dagli Egizi, ma si conquistò anche quella dei Greci che vivevano in Egitto, e rimase una divinità molto diffusa fino al tempo dei Macedoni, che scacciarono i Persiani [molto detestati dagli antichi Egizi] nel 332 a.C. Tra l’altro, i Greci omaggiarono Neit identificandola con la loro dea della saggezza, Atena”, B. WATTERSON, Alla scoperta degli dèi dell’antico Egitto, Newton & Compton, Roma 2001, pp. 164-165, corsivo in originale, grassetti miei. Sobek era detto Sutekh, uno dei nomi di Seth … Sutekh è nome semitico, a sua volta identificato con Baal.

[5] La “Spola”: “La fine della democrazia”, **1994 – ANNO “PIVOTALE” – Guéhenno**. Cf.

https://associazionefederigoiisvevia.files.wordpress.com/2021/08/la-fine-della-democrazia-cancellato-del-2017.pdf Fondamentale - nel link ‘La “Spola”’ di qui sopra -, è cf. E. KANTOROWICZ, “I due corpi del Re”. L’idea di regalità nella teologia politica medievale, Einaudi editore, Torino 2012